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Postato alle 11:27 di giovedì, 17 settembre 2009

Egregio Amanuense
        Le sono estremamente grato per la sua pregevolissima lettera da cui traggo un piacere incomensurabile. Vorrei però farLe notare alcuni piccoli particolari tutt'altro che trascurabili.
1) Nel mio campo non crescono carote ma barbabietole.
2) Io non sono bianco ma nero.
3) Quando scendo dal letto poggio per prima la zampa sinistra e non quella destra. (Quest'ultima cosa non l'ha detta direttamente ma si evince dal comma 2 del settimo pragrafo che ella non ha scritto ma evidentemente pensato)

Detto ciò mi preme sottolineare la mia completa estraneità ai fatti omerici, non ero io né Patroclo né Briseide, e non sono nemmeno Penelope e tanto meno Polifemo a cui mi accomuna sì l'aver un solo occhio ma non per nascita quanto piuttosto per accidente grave. Sono invece il cantore scritto dall'Agante che di fronte alle ignude fanciulle declamava versi ed intesseva trame dietro al suo sguardo guercio, forse da qui il di ella fraintedimento.

Mirna, Lorna e Caducea gran fanciulle
che al sol ingnude nel freno assorte
in danza avean celebrato in quella corte
di quel cantore guercio e senza thulle
che la medaglia non portava al collo
ma con mestiszia la metteva a mollo.

Colgo l'occasione per porgerLe i mie migliori auguri per la sua opera sperado di poter di ricevere quanto prima sue notizie.

Il Bianconiglio

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Postato alle 15:06 di mercoledì, 16 settembre 2009

Caro Bianconiglio,
       è un po' di tempo che vedo nei vostri occhi delle macchiette scure che mi preoccupano.

Che sia la socievolezza insita nella vostra figura paciosa e burlesca o il canto amaranto di una sirenna mummificata durante una notte di primavera poco importa, quello che invece mi preme sottolineare è la completa incuria con cui trattate il vostro orticello di carote e, o se più vi aggrada o, il continuo discendere di risalite che si compongono una volta di rossi accesi ed una volta di indaci mordaci.

E io qui a ricopiare lunghissimi manoscritti spesso privi della necessaria punteggiatura senza che nessuno si ricordi che senza di me, ai posteri, sarebbe sconosciuta l'Iliade, l'Odissea e persino le soavi poesie di Agante da Mixios de Migliavacchi dove leggiadre fanciulle danzavano ignude nel corpo ma assai vestite nell'animo.

E ancora mi preme sottolinearVi che c'è bisogno di parole nuove da appuntare alle pareti delle più infime segrete per illuminare ed affermare, anche se non ce ne fosse bisogno estremo, che l'odor del futile è assai piu invitante di quello dell'utile e che oggi come ieri abbiamo bisogno di più di superficiali menzogne che di profondissime verità.

Sempre umilmente vostro l'amanuense.

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Postato alle 11:23 di martedì, 15 settembre 2009

E l'amanuense?

L'amanuense arrivato a 1.978.789.632.857 si disse: "Possibile che non trovi niente di meglio da fare? Ah, adesso scrivo una lettera al bianconiglio"

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Postato alle 14:48 di martedì, 11 agosto 2009

E l'amanuense?

L'amanuense contava uno ad uno i granelli di sabbia della sua spiaggia privata

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Postato alle 08:44 di giovedì, 19 marzo 2009

La zarina annaspava nell'inondazione aggrappandosi ad un pezzo di legno staccatosi da un mobile antico.

Lo zar fluttuava indeciso se preoccuparsi o meno.

Il venditore di matrioske attendeva seduto su una statua marmorea, limandosi le unghie.

La zarina madre rideva ma c'era poco da ridere.

Il giardiniere prendeva la vita come veniva.

La dama di compagnia era troppo bella per quel lavoro. E troppo impegnativa.

E l'amanuense?

L'amanuense si aggiustava la giacca nuova di camoscio, rimirandosi nello specchio.

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Postato alle 14:58 di domenica, 15 marzo 2009

La zarina annaspava per rimanere a galla, dopo l'inondazione che aveva investito il palazzo d'inverno. Le pareva di aver trovato un punto saldo, quando un'onda improvvisa la riportava a galleggiare nel mezzo del suo salotto con i mobili che fluttuavano intorno a lei e la urtavano e la ferivano.

Dello zar aveva perso le tracce, viveva di ricordi e confondeva la realtà con la fantasia.

La regina-madre finalmente si era avvicinata al nocciolo della questione.

Il giardiniere un po' c'era e un po' ci faceva.

Il venditore di matrioske se ne stava appollaiato su un palo della luce nel bel mezzo del giardino allagato annoiandosi e mostrandosi fintamente costernato.

La dama di compagnia si era presentata alla porta splendente più che mai. La zarina non credeva ai suoi occhi.

E l'amanuense?

L'amanuense giocava a poker nascondendo l'asso nella giarrettiera.

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Postato alle 10:28 di mercoledì, 05 novembre 2008

Lo zar giocava con il suo nuovo palloncino mongolfiera.

"Non mi piace", diceva la zarina, però ogni tanto apriva la bocchetta della fiamma per farla salire.

Il venditore di matrioske metteva piccole libellule finte nella mongolfiera che camuffava come pezzi di legno caduti accidentalmente dal cestino.

La zarina madre guardava la scena dall'alto e recriminava.

Il giardiniere infaticabile teneva pulito il giardino e si dava da fare a pulire, seminare, piantare, mettere le piante nella piccola serra, disinfettare il terreno. La zarina lo guardava compiaciuta.

La dama di compagnia era confusa, nelle sue rare apparizioni al palazzo d'inverno.

E l'amanuense?

L'amanuense intavolava partite interminabili a scacchi, domino, wi-fi, e anche forza 4 con chicchessia.

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Postato alle 08:15 di domenica, 02 novembre 2008

Lo zar indossava un cappello a cilindro nuovo di mille colori che piaceva poco o niente alla zarina.

La zarina odiava il riflesso di luce che emanava.

 

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Postato alle 21:23 di mercoledì, 20 agosto 2008

Lo zar aveva aperto un laboratorio scientifico, nel quale si chiudeva per intere giornate.

"Ho da fare", diceva a tutti.

"Sono impegnato mattina, giorno e sera", ribadiva.

La zarina usava la posta pneumatica per comunicare con una sua vecchia serva, venuta a trovarla per qualche giorno, che si era stanziata al piano di sopra e non desiderava mai scendere.

Il venditore di matrioske lavorava a pieno regime, dirigendo senza timori, il nuovo (o vecchio) corso degli eventi.

Il giardiniere era felice delle sue piante e soddisfatto dei risultati ottenuti.

La zarina-madre era cattiva, soprattutto con il figlio. Aveva scoperto che con le buone maniere non si ottiene mai nulla.

La dama di compagnia era fuggita con il malloppo, lasciando però alcuni suoi effetti personali nella camera del palazzo d'estate.

E l'amanuense?

Chi?

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Postato alle 07:05 di domenica, 29 giugno 2008

La zarina indossava ogni giorno un vestito diverso per impressionare lo zar, che la osservava con attenzione pur apparendo distratto.

Lo zar passava da momenti di cieco desiderio per lei, a periodi di plateale disinteresse.

Il venditore di matrioske suggeriva le mosse, soprattutto quando la zarina ballava sul terrazzo del palazzo per impressionare i giovani passanti.

La zarina-madre odiava la zarina e recriminava contro di lei, lamentandosene in continuazione con lo zar.

Il giardiniere aveva comprato una nuova rivista botanica e viveva nel suo mondo di piante e fiori, sfogliando quelle pagine di boccioli e petali colorati.

La dama di compagnia, licenziata per abbandono del posto di lavoro, aveva già dimenticato quel lavoro che all'inizio le era apparso piacevole. Ma la sua natura le impediva di impiegare il suo tempo e le sue energie per una sola causa.

Intanto era cominciato un po' sottotono il reclutamento della nuova dama di compagnia. La zarina pensava sinceramente di poterne fare a meno, quando un'ingombrante dama si era presentata alla porta.

"Ancora tu?", le disse la zarina.

"Esatto. Non ho dimenticato questa casa", disse lei. Quella dama era stata la tata che aveva cresciuto la zarina.

E l'amanuense?

L'amanuense surfava le onde come se non avesse fatto altro nella vita.

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